Rimango stupito. Non mi tolgono neanche i due telefonini, vogliono solo che li spenga. In tasca ho quasi duemila dollari e non mi chiedono il portafoglio. Ero convinto fossero estremisti islamici oppure banditi, uno dei tanti gruppi tribali che stanno rendendo via via più insicura la Striscia di Gaza. Nulla di tutto questo, sono passate ormai oltre due ore dal rapimento, la situazione è distesa. Io dico che vorrei telefonare a mia madre, non sta molto bene, ci terrei a rassicurarla. No problem, aspetta un attimo", rispondono. I loro telefonini suonano in continuazione, ricevono ordini dall'alto. evidente che sono soddisfatti. Le cose stanno andando bene, i media iniziano a parlare del rapimento. Ora vediamo cosa dirà Al Jazira. Vieni", mi dicono. Così saliamo in sette su una Peugeot scassatissima, quasi s'insabbia, il motore va a singhiozzi. Temo che da qualcuno dei loro mitra accatastati sui sedili possa partire un colpo, stiamo stretti come sardine. Invece va tutto bene. Dopo circa venti minuti di viaggio arriviamo a una catapecchia, che però ha la televisione satellitare. Ci togliamo le scarpe e ci sdraiamo sul tappeto, offrono Coca Cola e frutta. Ora puoi chiamare tua madre", mi dicono, una conversazione brevissima giusto per rassicurarla. Ho l'impressione che potrebbe terminare tutto entro sera. Ma loro accennano che forse sarò rilasciato l'indomani mattina. Poi hanno un'idea: Perché non chiami il tuo giornale e non chiedi che diano più pubblicità alla storia? Verresti liberato molto più in fretta". Io chiamo il Corriere" e loro chiedono espressamente che nella telefonata si critichi Nasser Yusef, il ministro di Abu Mazen che si occupa degli Affari interni. Poi chiacchieriamo dei loro bambini. I miei sei carcerieri sono tutti sposati, il più giovane ha 27 anni, il più anziano poco più di quaranta. Sono passate da poco le venti. Al Jazira e Al Arabiya parlano di noi. Abbiamo preso l'ostaggio giusto", dicono felici tra di loro. Tra un'ora ti liberiamo". Ci vorrà meno tempo. Per mezz'oretta stiamo accovacciati in un uliveto in attesa. Poi sono ancora loro che mi portano direttamente nel centro di Gaza all'abitazione di uno dei responsabili della polizia palestinese. Qui c'è anche Mohammad Dahlan, capo dei Servizi di sicurezza di Abu Mazen. Questo è un fenomeno di banditismo preoccupante. Ma dovremo anche cercare di accontentare i nostri uomini" dice conciliante lui dopo aver udito il mio racconto. Abu Mazen in persona mi chiede se resterò a Gaza. Se parte darebbe ragione a chi cerca di destabilizzarci" dice. Ma qui stanno arrivando tanti altri colleghi. Nessuno se ne va. Gaza resta la storia del momento.prima 'veleggiata per i diritti umani' 2
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Rimango stupito. Non mi tolgono neanche i due telefonini, vogliono solo che li spenga. In tasca ho quasi duemila dollari e non mi chiedono il portafoglio. Ero convinto fossero estremisti islamici oppure banditi, uno dei tanti gruppi tribali che stanno rendendo via via più insicura la Striscia di Gaza. Nulla di tutto questo, sono passate ormai oltre due ore dal rapimento, la situazione è distesa. Io dico che vorrei telefonare a mia madre, non sta molto bene, ci terrei a rassicurarla. No problem, aspetta un attimo", rispondono. I loro telefonini suonano in continuazione, ricevono ordini dall'alto. evidente che sono soddisfatti. Le cose stanno andando bene, i media iniziano a parlare del rapimento. Ora vediamo cosa dirà Al Jazira. Vieni", mi dicono. Così saliamo in sette su una Peugeot scassatissima, quasi s'insabbia, il motore va a singhiozzi. Temo che da qualcuno dei loro mitra accatastati sui sedili possa partire un colpo, stiamo stretti come sardine. Invece va tutto bene. Dopo circa venti minuti di viaggio arriviamo a una catapecchia, che però ha la televisione satellitare. Ci togliamo le scarpe e ci sdraiamo sul tappeto, offrono Coca Cola e frutta. Ora puoi chiamare tua madre", mi dicono, una conversazione brevissima giusto per rassicurarla. Ho l'impressione che potrebbe terminare tutto entro sera. Ma loro accennano che forse sarò rilasciato l'indomani mattina. Poi hanno un'idea: Perché non chiami il tuo giornale e non chiedi che diano più pubblicità alla storia? Verresti liberato molto più in fretta". Io chiamo il Corriere" e loro chiedono espressamente che nella telefonata si critichi Nasser Yusef, il ministro di Abu Mazen che si occupa degli Affari interni. Poi chiacchieriamo dei loro bambini. I miei sei carcerieri sono tutti sposati, il più giovane ha 27 anni, il più anziano poco più di quaranta. Sono passate da poco le venti. Al Jazira e Al Arabiya parlano di noi. Abbiamo preso l'ostaggio giusto", dicono felici tra di loro. Tra un'ora ti liberiamo". Ci vorrà meno tempo. Per mezz'oretta stiamo accovacciati in un uliveto in attesa. Poi sono ancora loro che mi portano direttamente nel centro di Gaza all'abitazione di uno dei responsabili della polizia palestinese. Qui c'è anche Mohammad Dahlan, capo dei Servizi di sicurezza di Abu Mazen. Questo è un fenomeno di banditismo preoccupante. Ma dovremo anche cercare di accontentare i nostri uomini" dice conciliante lui dopo aver udito il mio racconto. Abu Mazen in persona mi chiede se resterò a Gaza. Se parte darebbe ragione a chi cerca di destabilizzarci" dice. Ma qui stanno arrivando tanti altri colleghi. Nessuno se ne va. Gaza resta la storia del momento.prima 'veleggiata per i diritti umani' 2